Mattia Sismonda racconta la linea “La Fabbrica dei Suoni” del Progetto Diderot
All’interno del Progetto Diderot, l’iniziativa di Fondazione CRT che da anni offre gratuitamente a studenti di Piemonte e Valle d’Aosta opportunità educative interdisciplinari, la musica continua a rappresentare uno strumento privilegiato di crescita personale e collettiva.
Tra le linee progettuali più consolidate si inserisce “Alla ricerca dell’Armonia”, sviluppata in collaborazione con la cooperativa La Fabbrica dei Suoni, realtà diretta da Mattia Sismonda, musicista e Presidente del Conservatorio Statale di Musica G. F. Ghedini di Cuneo.
Attraverso laboratori esperienziali e attività performative, il progetto promuove un approccio attivo alla musica, intesa non solo come disciplina artistica ma come linguaggio capace di favorire relazione, consapevolezza e partecipazione.
Con oltre 1.650.000 studenti coinvolti complessivamente nel Progetto Diderot e una domanda in costante crescita, la proposta si conferma un riferimento importante nel panorama educativo del territorio.
Abbiamo intervistato Mattia Sismonda per approfondire obiettivi, metodi e prospettive di questa esperienza.
Il progetto “Alla ricerca dell’Armonia”, sviluppato con Fondazione CRT all’interno del Progetto Diderot, propone un approccio alla musica fortemente esperienziale. Qual è l’idea educativa che guida La Fabbrica dei Suoni?
Alla base del nostro lavoro c’è la convinzione che la musica non sia solo un contenuto da apprendere, ma un’esperienza da vivere. I nostri percorsi sono progettati per coinvolgere il corpo, il movimento, l’ascolto attivo e la dimensione di gruppo, superando una fruizione passiva dell’evento musicale. L’obiettivo è sviluppare una consapevolezza del suono come fenomeno culturale e relazionale, accessibile a tutti.
La Fabbrica dei Suoni nasce come percorso museale interattivo. In che modo questo spazio contribuisce a innovare la didattica musicale?
La sede originaria di Venasca, in Valle Varaita, è un esempio di rigenerazione culturale di un ex stabilimento industriale trasformato in ambiente educativo. Gli spazi sono concepiti per stimolare un’interazione diretta con gli elementi costitutivi del suono – altezza, intensità, durata, timbro – attraverso installazioni immersive. L’esperienza museale diventa così un laboratorio in cui apprendimento e scoperta coincidono.
Accanto a questo progetto si sviluppa anche “L’Atlante dei Suoni”, ospitato a Boves. Qual è la specificità di questo percorso?
L’Atlante dei Suoni esplora la dimensione interculturale della musica come linguaggio universale. Il percorso propone un viaggio simbolico attraverso tradizioni sonore provenienti da diverse aree del mondo, offrendo agli studenti un’esperienza immersiva che mette in relazione cultura, geografia e identità. Anche in questo caso il coinvolgimento è attivo e partecipativo.
Qual è oggi il livello di partecipazione alle attività e quali segnali emergono dal mondo della scuola?
Registriamo mediamente circa 20.000 presenze annue tra le diverse iniziative, con un trend in crescita costante. Nell’ambito del Progetto Diderot, la linea “Alla ricerca dell’Armonia” coinvolge oltre 30.000 studenti nell’anno scolastico 2025-2026. Il dato più significativo è la continuità: molte scuole partecipano con regolarità negli anni, permettendo un percorso progressivo di sviluppo delle competenze musicali.
Il progetto si rivolge a diverse fasce di età, dalla primaria alla secondaria, fino a una prima sperimentazione con la scuola dell’infanzia. Come cambiano linguaggi e strumenti didattici?
Adattiamo contenuti e metodologie in funzione dell’età degli studenti. Per le scuole primarie privilegiamo attività laboratoriali fortemente sensoriali e cooperative. Per la scuola secondaria proponiamo format più articolati, come la lezione-concerto “Suoni dal Novecento”, che collega evoluzioni musicali ai principali cambiamenti culturali, scientifici e sociali del secolo scorso. In parallelo, sviluppiamo progetti performativi in collaborazione con realtà formative come il Liceo Coreutico Germana Erba e il Teatro Erba, coinvolgendo gli studenti in tutte le fasi della produzione artistica.
Il Progetto Diderot prevede anche materiali preparatori e di approfondimento per i docenti. Quanto è importante il dialogo con la scuola?
Il rapporto con gli insegnanti è centrale. Forniamo materiali digitali, attività e strumenti che permettono di preparare e approfondire l’esperienza in autonomia, integrandola con i programmi curriculari. Il nostro intervento vuole essere complementare, offrendo nuove modalità di apprendimento che valorizzano la dimensione interdisciplinare.
Quale valore assume la collaborazione con Fondazione CRT nello sviluppo del progetto?
Fondazione CRT ha dimostrato una particolare attenzione verso percorsi educativi capaci di generare impatto culturale nel lungo periodo. La collaborazione si fonda su una visione condivisa della musica come strumento di crescita individuale e collettiva, capace di favorire inclusione, partecipazione e consapevolezza.
In che modo l’esperienza musicale può contribuire alla formazione delle nuove generazioni?
La musica offre uno spazio di relazione in cui ascolto, cooperazione e creatività si sviluppano in modo naturale. Il nostro obiettivo è restituire alla musica una dimensione partecipata, in cui il valore risiede nel processo condiviso. In questo senso, l’esperienza musicale diventa occasione per costruire competenze trasversali utili non solo nel percorso scolastico, ma nella vita sociale e professionale.