Marco Cavallero, da TPE ad ambasciatore del caffè Made in Italy

Leggendo il suo curriculum, Marco Cavallero sembra una di quelle persone che ha sempre saputo cosa fare da grande: nel 2012 si laurea in Scienze e tecnologie alimentari, due anni dopo consegue la magistrale in Economia e Gestione del Sistema Agro-Alimentare e, poco dopo, un Master in Gestione dell’Impresa Agricola e Agroalimentare. Parallelamente, stage nel 2012 nelle terre del Barolo e dal 2015 un posto da sales executive presso Leone, re indiscusso della dolciaria torinese.

Una vocazione innegabile per il settore del food and beverage che lascerebbe intravedere una carriera lineare, se non fosse per uno di quei sogni che non possono restare inascoltati: quello di sconfinare, letteralmente, verso nuovi orizzonti.

Viaggiatore da sempre, a Marco l’Italia è sempre stata stretta, così come l’idea di lavorare in pianta stabile all’estero così come capito dall’esperienza di un anno presso un food&wine importer di Londra. La soluzione? Lavorare nell’export. Nel 2017 Marco partecipa alla II edizione di Talenti per Export e inizia una storia che lo porterà in meno di un anno a ricoprire il ruolo di export area manager di Caffè Vergnano, rappresentando oggi 30 Paesi tra Medio Oriente e America Latina.

Ecco come è andata.

 

Come sei venuto a conoscenza del bando? E perché proprio Talenti per l’Export?

Ho scoperto il bando nello stesso modo in cui avvengono molte cose importanti della vita: quasi per caso, posando lo sguardo su un’affissione pubblicitaria. In quel periodo nonostante fossi soddisfatto del mio lavoro avvertivo la forte necessità di viaggiare e di conoscere nuove realtà. Una posizione nell’export mi avrebbe permesso di restare a contatto con il territorio e con le sue eccellenze Made in Italy, ma allo stesso tempo di proiettarmi in contesti internazionali sempre nuovi. Quello che mi mancava era però un’infarinatura formativa nell’ambito dell’export e decisi quindi di frequentare, lavorando, contemporaneamente due corsi: Talenti per l’Export della Fondazione CRT e il corso intensivo ChinaMed Business Programm. In meno di un anno ottenni una posizione nell’export all’interno di Caffè Vergnano.

Cosa ti sei portato a casa dall’esperienza dei Talenti?

Con il suo mix di lezioni frontali, team building e lavori di gruppo, Talenti per l’Export ha offerto un importantissimo assaggio di quello che sarebbe stato lavorare per l’export. In particolare, mi ha dato l’opportunità di ascoltare la testimonianza diretta di chi vive questo mondo da anni, come Anna Ferrino di Ferrino SpA, rendendomi consapevole su ciò che richiede il settore. Un aspetto entusiasmante del progetto Talenti è che a distanza di pochissimo tempo puoi passare dai banchi alla cattedra, condividendo la tua esperienza professionale con coloro che stanno facendo il tuo stesso percorso. È da qui nascono preziose occasioni di scambio e confronto, arricchenti per tutti.

Mi porto a casa anche due valori aggiunti: il networking, che a quattro anni dalla fine del corso continua a confermarsi come importante punto di riferimento, e la consapevolezza di quanto sia fondamentale lavorare per qualcosa in cui si crede. Esportare prodotti del territorio riconosciuti come eccellenze del Made in Italy significa farsi ambasciatori della nostra cultura nel mondo, un onore che aiuta a trasformare quello che dovrebbe essere un semplice lavoro in una vera e propria passione. 

A chi consiglieresti di candidarsi a Talenti per l’Export?

A tutti quelli che desiderano andare “oltre”. Talenti per l’Export oltre alla formazione ti dà modo di capire in cosa consista nel concreto lavorare nell’export. Le soddisfazioni sono enormi, ma è necessario essere predisposti: è vero che si viaggia molto, ma quasi sempre da soli, con il lavoro in ufficio che nel frattempo non si ferma mai e con i fine settimana e la routine quotidiana sempre in bilico. Sacrifici che però si è disposti ad affrontare quando si è innamorati di questo lavoro, e Talenti per l’Export è un ottimo strumento per iniziare questa strada.

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