Atelier Riforma: la startup che veste a impatto zero

Elena Ferrero ha in tasca una laurea magistrale in scienze degli alimenti, Sara Secondo una laurea magistrale in giurisprudenza. Due percorsi difficilmente intrecciabili con il mondo della moda, se non fosse per l’incontro tra le due nel 2018 sui banchi di Talenti per l’Impresa della Fondazione CRT. È qui che decidono di dare vita a quello che sarebbe stato molto di più di un semplice progetto: Atelier Riforma, startup che oggi conta su una rete di oltre 20 realtà sartoriali in tutta Italia.

L’idea alla base è semplice quanto geniale: ridurre l’impatto ambientale del settore della moda favorendone la transizione verso un modello circolare. La parola d’ordine è upcylcing, ossia “trasformare qualcosa di inutile e banale in qualcosa di utile e meraviglioso”, dando nuova vita agli abiti usati. Ecco la loro storia.

 

Come avete scelto il settore della moda? E come legarlo all’upcycling?

Nessuna di noi due aveva esperienza nella moda: ci siamo mosse da zero partendo dall’obiettivo di creare un’impresa con un impatto positivo sull’ambiente e sulle persone. Da qui il concetto di upcycling, il modello alternativo all’“usa e getta” che percepisce gli scarti della moda come nuova risorsa piuttosto che rifiuto. È un processo che supera il comune concetto di recycling, riciclo: non si limita a ridare vita al vecchio capo, ma grazie alla trasformazione creativa dei nostri designer e sarti “upcyclers” ne aumenta il valore originario.

 

Atelier Riforma mette al primo posto non solo l’impatto ambientale, ma anche quello sociale. Come?

Per le trasformazioni dei nostri capi ci affidiamo anche a sartorie sociali che promuovono l’inclusione lavorativa di persone svantaggiate come migranti, ex-detenute e donne vittime di violenza. Per creare un cambiamento ancora più profondo, abbiamo scelto di collaborare anche con scuole di moda per trasmettere ai professionisti del domani il valore dell’upcycling. Vogliamo inoltre sensibilizzare i consumatori sulla necessità di un consumo più consapevole: per farlo, comunichiamo ogni giorno i nostri valori sui social, attraverso i media e prendendo parte a incontri e dibattiti.

 

I prossimi traguardi?

Stiamo lavorando a una tecnologia che permetta di applicare il modello circolare a una scala più ampia: la prima tecnologia di Intelligenza Artificiale per la catalogazione e smistamento dei rifiuti tessili. Entro il 2025 in Europa sarà obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti tessili e questo progetto potrebbe rendere l’Italia pioniera nell’imminente cambiamento di normativa nel settore.

 

Qual è stato il ruolo di Talenti per l’Impresa per lo sviluppo di Atelier Riforma?

Grazie a Talenti per l’Impresa abbiamo capito di poter realizzare il nostro desiderio di affrontare le attuali sfide sociali e ambientali creando una startup d’impatto. Abbiamo avuto l’opportunità di acquisire le competenze per poter realizzare la nostra impresa, ma non solo: durante la seconda fase del corso, la più pratica, abbiamo sviluppato la nostra idea di progetto con lezioni specifiche e mentoring, confrontandoci direttamente con investitori e stakeholder. Da qui è partito tutto: siamo entrate nella community di progetti imprenditoriali di innovazione sociale SIT – Social Innovation Teams e nell’incubatore certificato Dpixel, di Sellalab.

 

Consigliereste Talenti per l’Impresa a chi vuole aprire una startup?

Sì, ma non solo. Lo sviluppo di competenze imprenditoriali e di un’attitudine all’innovazione non serve solo a chi farà lo startupper: è utile anche a chi sarà un lavoratore dipendente o un libero professionista. È un’opportunità da non perdere per tutti coloro che desiderano avere gli strumenti necessari per realizzare il proprio sogno.

 

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