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	<title>Paralympics Legacy Project &#187; People</title>
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		<title>Tre voci per l&#8217;arte accessibile: Catterina Seia, Enrico Dolza e Anna Pironti</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paralympic legacy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’arte accessibile alle persone con disabilità: una chiacchierata con Catterina Seia (UniCredit Group) Enrico Dolza (Istituto dei Sordi di Torino) e Anna Pironti (Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea), ideatori del primo corso di formazione di Lingua dei Segni per l’accessibilità dell’arte contemporanea alle persone sorde. 
Qual è stato l’input che ha fatto nascere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’arte accessibile alle persone con disabilità: una chiacchierata con<strong> Catterina Seia</strong> (UniCredit Group) <strong>Enrico Dolza</strong> (Istituto dei Sordi di Torino) e <strong>Anna Pironti</strong> (Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea), ideatori del primo corso di formazione di Lingua dei Segni per l’accessibilità dell’arte contemporanea alle persone sorde. <span id="more-262"></span><br />
<em><strong>Qual è stato l’input che ha fatto nascere la collaborazione tra Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, UniCredit Group e l’Istituto dei Sordi di Torino per dare vita al primo progetto per l’accessibilità dell’arte contemporanea? </strong></em></p>
<p><strong>Catterina Seia, UniCredit &amp; Art Project Manager: </strong><br />
L’idea nasce da un’osservazione nel contesto internazionale: in occasione di Documenta Kassel 2007 ho riscontrato la presenza di un folto pubblico di visitatori con deficit uditivi. Immediata la domanda: nel nostro Paese favoriamo l’accessibilità alla cultura per queste persone? Dall’analisi effettuata, è emersa una lacuna che si esprimeva nella mancanza stessa della terminologia riferita all’arte contemporanea nella Lingua Italiana dei Segni.<br />
Abbiamo quindi attivato una sinergia fra l’Istituto dei Sordi di Torino e il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, già nostro partner in progetti di formazione attraverso l’esperienza dell’arte. In breve tempo si è avviato un progetto di ricerca, che dopo due anni di lavoro interdisciplinare vede oggi la pubblicazione dei primi esiti significativi.</p>
<p>Questa modalità di  azione, con la costruzione di piattaforme di cooperazione,  connota il progetto strategico UniCredit &amp; Art che il nostro Gruppo ha varato cinque anni nei 22 Paesi in cui opera. per promuovere le giovani risorse creative, la ricerca e l’accessibilità alla cultura ad un pubblico sempre più ampio e consapevole. <strong></strong></p>
<p><em><strong>Vi è già stata una prima applicazione pratica di questo progetto ? Quali sono state le prime valutazioni dei fruitori? </strong></em></p>
<p><strong>Enrico Dolza, Direttore Istituto dei Sordi di Torino</strong>:<br />
Il progetto è nato sin da subito molto legato alla realtà e alla concretezza: la prima visita ad Artissima 14 ha visto coinvolto un folto ed eterogeneo gruppo di sordi, che si è sperimentato, insieme agli interpreti che li hanno accompagnati, con le difficoltà legate al linguaggio dell’arte contemporanea, ma anche con la ricchezza dei messaggi che si potevano trasmettere. In itinere poi, grazie alla collaborazione attiva del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, si sono realizzati altri eventi proprio nella sede del Museo. E la cosa più significativa è stata che ad un certo punto dell’anno scorso un gruppo di sordi si è auto-organizzato per una visita al Castello: ecco il non-pubblico diventato pubblico!<br />
<em><strong>Qual  è l’obiettivo primario di tale iniziativa e quali saranno gli sviluppi futuri? </strong></em></p>
<p><strong>Anna Pironti, Responsabile Capo Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea: </strong> La ricerca, unica nel suo genere a livello internazionale, condivisa con l’Istituto dei Sordi di Torino e con UniCredit, insieme partners e ricercatori, è finalizzata alla realizzazione del primo Dizionario nella LIS (Lingua Italiana dei Segni) di termini relativi alla conoscenza dell’arte contemporanea. La Lingua dei Segni, essenzialmente visiva, si articola nello spazio, impegnando sia la gestualità, fortemente iconica e rappresentativa, sia l’espressione di volti, occhi, bocca. Un linguaggio articolato, complesso e altamente comunicativo particolarmente adatto a veicolare contenuti di tipo artistico. Il sordo infatti ragiona per immagini e non per parole come l’udente, vede per primo il soggetto poi ne codifica l’azione.  Inoltre il progetto coglie un’istanza normativa in linea con gli standard nazionali e gli atti d’indirizzo della Comunità Europea, riguardo all’accessibilità totale di Musei e patrimonio storico-artistico.<br />
Parallelamente alla ricerca linguistica, abbiamo dunque condotto numerose esperienze per offrire alla popolazione sorda diverse modalità di vivere il Museo d’Arte Contemporanea, dalle visite guidate sperimentali ai weekend’arte per bambini e adulti. Inoltre il gruppo di ricerca ha organizzato visite guidate in altri contesti espositivi, come la Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea Artissima 14. In diverse occasioni è stato coinvolto un informatore sordo con funzioni di mediazione: specificamente formato sui contenuti delle esposizioni, ha accompagnato i gruppi nella modalità della peer education, con il nostro supporto. Le esperienze sono state accolte dal pubblico con stupore e curiosità. L’entusiasmo della scoperta ha creato le condizioni per un rapporto duraturo con un gruppo di persone sorde che ha iniziato a frequentare costantemente il Castello di Rivoli. In futuro intendiamo proseguire le esperienze avviate, in modo da consolidare sempre di più la relazione fra il Museo e la popolazione sorda.<br />
Un primo traguardo significativo è già stato raggiunto: la prossima uscita della pubblicazione a cura del Dipartimento Educazione che presenta esiti della ricerca linguistica con una selezione di segni inediti ideati dal gruppo di studio, oltre a elementi concettuali e metodologici di riferimento. La pubblicazione, che sarà realizzata in lingua italiana e inglese, dato il carattere di innovazione del progetto a livello internazionale, anticipa l’uscita del primo Dizionario di arte contemporanea in Lingua Italiana dei Segni prevista per l’anno 2010.</p>
<p><strong>Enrico Dolza</strong>: L’obiettivo primario è per noi stato quello di avvicinare le persone sorde a tutto un sistema di musei ed arte dal quale erano troppo spesso esclusi. Questo progetto, oltre ad essere stata una scommessa di lavoro di rete ed un’avvincente ricerca, è stato soprattutto una opportunità di crescita e di partecipazione della comunità dei sordi nella vita culturale.</p>
<p><strong><br />
In che modo e con quali strumenti l’arte può abbattere le barriere dell’emarginazione e favorire la completa inclusione delle persone con disabilità all’interno della società?<br />
</strong><br />
<strong>Anna Pironti: </strong>Il Dipartimento Educazione, in linea con la mission istituzionale del Castello di Rivoli, opera con la convinzione che i musei siano spazi pubblici al servizio del pubblico, di tutti i pubblici. Le proposte e i progetti realizzati dentro e fuori dal Museo sono finalizzati a democratizzare l’arte e la cultura contemporanea, erroneamente considerate elitarie. Intendiamo il Museo come agenzia educativa, luogo di inclusione sociale, spazio aperto al dialogo e al confronto, in costante relazione con il territorio dall’ambito locale a quello internazionale.<br />
In tal senso intendiamo rendere accessibile il patrimonio culturale del Museo anche attraverso progetti sperimentali e di ricerca come quello rivolto alla popolazione sorda, insieme ad altre sperimentazioni condotte in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, a progetti territoriali come Abil-mente, con il sostegno della Regione Piemonte Direzione Beni Culturali, a iniziative in partenariato come i progetti condotti con la CPD Consulta Persone in Difficoltà di Torino.</p>
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		<title>Luca Nicolino, regista di Baracche e Burattini</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:23:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Domenica sera, dopo la prima rappresentazione dello spettacolo Baracche e Burattini, il regista della compagnia teatrale Cantagagallo, Luca Nicolino, e due degli attori dello spettacolo, Erica e Stefano, hanno parlato della loro esperienza, del duro lavoro fatto insieme, e della gradificazione provata a sipario calato.


Allora ragazzi, soddisfatti?
 Erica: Sì, molto. Mi piace tanto ballare. Cantare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica sera, dopo la prima rappresentazione dello spettacolo <em><strong>Baracche e Burattini</strong></em>, il regista della compagnia teatrale Cantagagallo, <strong>Luca Nicolino</strong>, e due degli attori dello spettacolo, <strong>Erica</strong> e <strong>Stefano</strong>, hanno parlato della loro esperienza, del duro lavoro fatto insieme, e della gradificazione provata a sipario calato.</p>
<div id="attachment_258" class="wp-caption aligncenter" style="width: 394px"><img class="size-full wp-image-258" title="P1060682" src="http://www.fondazionecrt.it/paralympics/wp-content/uploads/2009/10/P1060682.JPG" alt="P1060682" width="384" height="288" /><p class="wp-caption-text">Luca Nicolino, regista, con i due attori Stefano e Erica</p></div>
<p style="text-align: left;"><span id="more-257"></span><br />
<em><strong><br />
Allora ragazzi, soddisfatti?</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em><strong>Erica: </strong>Sì, molto. Mi piace tanto ballare. Cantare, recitare. Non è faticoso per me.<br />
<strong>Stefano: </strong>Io un po’ di fatica la faccio …ma mi piace molto.<br />
<strong>Luca:</strong> Oggi è stato elettrizzante! Lo spettacolo è il momento più bello, perché stiamo insieme tutti! E’ bello lavorare con questi ragazzi, ricevo molto da loro…</p>
<p><em><strong>Il CEPIM Torino, che ha presentato lo spettacolo, un’associazione di genitori che hanno i figli con la Sindrome di Down. Quanto è stato importante la partecipazione delle famiglie per realiuzzare Baracche e Burattini?</strong></em></p>
<p><strong>L:</strong> Importante… e impegnativo: avremmo dovuto avere due ore la settimana per le prove, ma sono state molte di più, spesso anche di domenica. E le famiglie non si sono tirate indietro!</p>
<p><em><strong>I prossimi progetti?</strong></em></p>
<p><strong>L.: </strong>E’ da 12 anni che facciamo teatro al CEPIM, abbiamo già messo in scena altre rappresentazioni. Per il prossimo anno devo ancora scrivere il copione..</p>
<p><em><strong>Lo spettacolo Baracche e Burattinisarà in scena il 23 ottorbre, ore 21, al Teatro Colosseo (via Madama Cristina, 71 Torino)</strong></em></p>
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		<title>Fabrizio Fea, vice presidente di EASPD</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 07:28:28 +0000</pubDate>
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		<title>Franco Bomprezzi, giornalista</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 13:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paralympic legacy</dc:creator>
				<category><![CDATA[People]]></category>

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		<description><![CDATA[Franco Bomprezzi è giornalista professionista, da tempo impegnato nella comunicazione della disabilità e nell’informazione sociale. Con l’handicap convive da sempre: vive e lavora in carrozzina in seguito agli esiti di una rara malattia genetica delle ossa, l’osteogenosi imperfetta. Mercoledì 14 ottobre, presso la Fondazione CRT, è intervenuto durante l’incontro “Disabilità e informazione” per spiegare come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Franco Bomprezzi</strong> è giornalista professionista, da tempo impegnato nella comunicazione della disabilità e nell’informazione sociale. Con l’handicap convive da sempre: vive e lavora in carrozzina in seguito agli esiti di una rara malattia genetica delle ossa, l’osteogenosi imperfetta. Mercoledì 14 ottobre, presso la Fondazione CRT, è intervenuto durante l’incontro “Disabilità e informazione” per spiegare come parlare di un argomento trattato spesso nel modo sbagliato. <span id="more-254"></span></p>
<p><em><strong>Quali sono le parole giuste per parlare di disabilità? E chi dovrebbe sceglierle?</strong></em></p>
<p>Esiste una terminologia corretta per parlare di disabilità. I media spesso riprendono termini di cui abusa l’opinione pubblica, termini considerati politically correct, che a noi persone disabili non piacciono e che non ci siamo scelti. Spesso siamo infatti costrette a subire il linguaggio sulla disabilità nato negli ambienti medico-sanitari, o ancor peggio nati dalla burocrazia. “Persone disabili” è oggi, nel 2009, la definizione più corretta e condivisa a livello planetario per indicare esattamente quello che fino a ieri si definiva tout court “portatore di handicap” o semplicemente “il disabile”. La qualità intrinseca di questa espressione si basa su due pilastri forti e ben bilanciati: sottolinea la “persona”, ossia la identità individuale imprescindibile e completa di ogni individuo, uomo o donna, giovane o anziano. Mentre la specificazione “con disabilità” aggiunge la specificità, non nega la condizione di disabilità, ma la sottrae al corpo e alla mente della persona, collocandola nella dimensione della relazione funzionale.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5CuGAIVVvio&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/5CuGAIVVvio&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><em><strong>In quale errore incappano i media parlando di disabilità?</strong></em></p>
<p>I media purtroppo tendono a celebrare le imprese delle persone disabili o a parlarne quando coinvolte in casi di cronaca nera, non esiste la mezza misura. Pochissime e di nicchia le inchieste degne di questo nome, nessuna competenza professionale nei media generalisti, se non con rarissime eccezioni. Tutto questo è già ampiamente noto. Ma quello che è peggio è che ultimamente la rissosità del linguaggio politico ha tracimato involgarendo e usando sempre più spesso insulti che si riferiscono all’aspetto fisico. L’ultimo in ordine di tempo è quello di Silvio Berlusconi rivolto a Rosi Bindi (”più bella che intelligente” dove è evidente la convinzione che la combattiva leader del Pd non sia particolarmente attraente). Ma prima di questa improvvida uscita abbondano i riferimenti al “nano” Brunetta, e addirittura Beppe Grillo ripete sarcastico lo “psiconano” riferendosi a Berlusconi. A nessuno passa per la testa che un uso insultante di questi riferimenti fisici può ferire, per davvero, non i destinatari politici, che hanno la pelle assai spessa, ma chi effettivamente vive un deficit così stigmatizzante.</p>
<p><em><strong>Qual è la differenza tra integrazione e inclusione?</strong></em></p>
<p>Si parla di integrazione laddove la società accetta che qualcuno esterno entri nel proprio complesso di regole precostituito e preesistente; quando invece la stessa società fin dall’inizio pensa se stessa e le proprie regole guardando a tutti gli individui, allora c’è inclusione. Specialmente negli ultimi anni si è radicata la consapevolezza che le persone con disabilità sono “parte integrante” e non solo “integrata” della società, secondo il modello dell’inclusione appunto.</p>
<p><em><strong>Cos’è la cultura della normalità?</strong></em></p>
<p>E’ una cultura capace di rappresentare la normalità della condizione umana di tante singole diversità, quante sono le situazioni di disabilità, non riconducibili assolutamente ad unicum. Questa legittima e doverosa rivendicazione di cittadinanza senza aggettivi, si scontra quotidianamente con un’altra esigenza, altrettanto forte e incontrovertibile, ossia quella dell’identità, della riconoscibilità in quanto persona con disabilità, e dunque titolare di diritti esigibili. Da questo punto di vista il conflitto, anche verbale, appare difficilmente sanabile. In qualche modo la definizione, la classificazione, per quanto rovesciata e tendente a valorizzare le “abilità”, le “capacità”, sottintende comunque una specificità, una diversità rispetto a chi disabile non è.</p>
<p><em><strong>Per tornare al linguaggio, non più quello verbale, ma dei segni, dei simboli: cosa pensa della segnaletica sulla disabilità?</strong></em></p>
<p>Ho più volte sottolineato la bruttezza simbolica e grafica dell’omino a rotelle stilizzato che rappresenta, per convenzione, la persona con disabilità quando deve sostare o circolare con la propria vettura, o trasportato da altri. Oltre alla piccole dimensioni della testa rispetto all’enorme semicerchio della ruota, è da notare che questo simbolo semplifica e radicalizza, nell’inconscio collettivo, l’idea stessa di disabilità confondendola e appiattendola unicamente sulla dimensione delle persone che si muovono in sedia a rotelle. Da notare che il contrassegno viene dato anche a non vedenti, disabili intellettivi, persone deambulanti con fatica, ecc. Eppure nessuno rinuncerebbe a questo simbolo, esposto sul parabrezza, e dunque fortemente stigmatizzante, perché la rinuncia comporterebbe il danno maggiore della perdita non di un privilegio (come peraltro molti non disabili lo considerano, più o meno coscientemente) ma di un correttivo (spesso inutile) alla inciviltà della sosta e della circolazione automobilistica.</p>
<p><strong>Piccola scheda biografica</strong><br />
<em>Nato a Firenze nel 1952, giornalista e scrittore. Vive e lavora in sedia a rotelle per gli esiti di una malattia genetica. Professionista dal 1984, ha lavorato in quotidiani, agenzie di stampa, portali internet. Attualmente free lance a Milano, esperto di comunicazione sociale. Opinionista del magazine “Vita” e del quotidiano on line “Affari Italiani”, è direttore responsabile di DM, periodico della Uildm, unione italiana lotta alla distrofia muscolare. Ha scritto “La contea dei ruotanti” (1999) e “Io sono così” (2003). Membro del comitato scientifico della Fondazione Vodafone, portavoce di Ledha, Lega dei diritti delle persone con disabilità, nominato Cavaliere della Repubblica il 3 dicembre 2007 dal presidente Napolitano in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità. Fra un lavoro e l&#8217;altro partecipa a convegni, conduce tavole rotonde, viaggia, è ospite di programmi radiofonici e televisivi.</em></p>
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