Fondo Tullio De Mauro: al via il ciclo di incontri "Il potere delle parole"

Previous Next

Arriverà Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, ci sarà lo scrittore di origini iraniane Hamid Ziarati, con i colleghi Nicola Brunialti, e Christian Raimo, la professoressa Eva Cantarella, il giornalista Rai Antonio Sgobba autore del libro "Il paradosso dell’ignoranza", l’ex partigiano Bruno Segre (più di cent’anni di età). Sono questi alcuni dei protagonisti della prossima edizione de ‘Il potere delle parole’, un appuntamento in memoria del lavoro di De Mauro, per ragionare su come cambiano i significati dei vocaboli col passare del tempo, insieme ad accademici, intellettuali di diversa provenienza, ma anche a rappresentanti del mondo del volontariato, di quello produttivo, delle istituzioni. Tutti gli incontri si svolgeranno in via dell’Arsenale 27/E a Torino, dalle 18:30 (salvo indicazioni specifiche degli ospiti).

Le parole che saranno prese in cura in questa nuova edizione sono: ignoranza, libertà, Costituzione, uguaglianza, empatia, resistenza. Ogni ospite si prenderà cura di una parola e poi scriverà un testo che verrà pubblicato nella seconda edizione del "Dizionario che cura le parole", edito dallo stesso Fondo Tullio de Mauro, con il sostegno dalla Fondazione Crt. Uno strumento destinato soprattutto alle scuole e che viene utilizzato per coinvolgere i ragazzi in una esplorazione linguistica.

Il format de “Il potere delle parole” è stato anche riproposto agli studenti attraverso il progetto didattico “Cura delle parole”, partito lo scorso anno con gli studenti delle classi prime dell’Istituto Tecnico Sella Alto Lagrange di Torino. E che prosegue quest’anno coinvolgendo anche il Liceo artistico Cottini e l’istituto Bosso Monti, sempre nel capoluogo piemontese.  L’obiettivo è quello di coinvolgere i giovani nel dibattito sulla lingua italiana, sensibilizzandoli in maniera interattiva sull’importanza della scelta di un vocabolo e sull’influenza che questa scelta ha nel modo di pensare e ragionare. Nel corso dell’anno scolastico 2018/2019, gli alunni si sono presi cura della parola “contatti”, raccogliendo le loro riflessioni in un podcast, registrato interamente dai ragazzi stessi, andato poi in onda sulla web radio della Rete Italiana di Cultura Popolare.

Ora la volontà è di estendere il progetto ad altre scuole attraverso una proposta didattica articolata in due moduli. Il primo, più breve, dà la possibilità di aderire all’iniziativa nell’arco di una sola mattinata (circa 4 ore) mentre l’altro, più articolato, si svolgerà nel corso di una serie di incontri (per un totale di circa 20 ore) in cui approfondire in maniera partecipata grandi temi relativi alla lingua italiana. Ogni scuola aderente si prenderà cura di una parola differente e, a fine progetto, tutti i contributi confluiranno in una serie di podcast inseriti nel palinsesto della web radio della Rete.

“Le parole non giacciono morte o mummificate ma si riempiono di sensi per ogni parlante che le usa in produzione o le interpreta in ricezione, o ancora le presenta e ne discute al Fondo che porta il nome di Tullio, che di parole si è sempre occupato  – racconta Silvana Ferreri, moglie di Tullio De Mauro - Tutte, nessuna esclusa, esplicitamente o meno rinviano alla comunità che quelle parole usa e trasfigura per  effetto del tempo e delle trasformazioni sociali, economiche e culturali”. 

“Nel pensare a questo progetto ci siamo ispirati proprio alla tesi di De Mauro che le parole hanno una forma e una struttura, occupano uno spazio linguistico e culturale e rivestono un ruolo sociale. E che l’educazione alla parola in tutte le sue potenzialità è indispensabile per fare passi avanti nella comprensione reciproca e nella comprensione del mondo”, spiega la sociologa Chiara Saraceno.

 “Curare le parole significa occuparsi del bene della comunità e delle persone – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Ciò vale tanto più nella nostra epoca, in cui, come sosteneva l’indimenticato Professor De Mauro, assistiamo alla diffusione dell'analfabetismo funzionale, che prescinde dal livello di scolarizzazione e dalle classi sociali: il 70% degli italiani, infatti, non comprende ciò che legge e 5 milioni di persone hanno una completa incapacità di lettura”.

“Abbiamo pensato che questo ragionare sul senso delle parole fosse il modo migliore per rendere omaggio al lavoro di Tullio De Mauro.  – racconta Antonio Damasco, direttore della Rete Italiana di Cultura Popolare – Per questo abbiamo pensato a una modalità che rendesse gli adolescenti protagonisti nel processo di ricerca. Oggi possiamo dire che il riscontro è stato entusiasmante. I ragazzi condividevano il podcast fra di loro e ne parlavano con amici e familiari, orgogliosi e soddisfatti del lavoro svolto: per noi questo è il risultato più importante”.

Questo il calendario degli appuntamenti:

Bruno Segre (ex partigiano) – Resistenza – 14 gennaio alle 17,30
Antonio Sgobba (giornalista) – Ignoranza – 6 febbraio 2020 
Nicola Brunialti (scrittore) – Empatia – 21 febbraio 2020 
Carlo Olmo (architetto)  e Federica Patti (architetto) – Pubblico - 12 marzo 
Sabino Cassese (giudice) – Costituzione – 27 marzo 2020
Eva Cantarella (professoressa) – Amore – 23 aprile 2020
Christian Raimo (scrittore) - Uguaglianza – 21 maggio 2020
Hamid Ziarati (scrittore) – Libertà  - 4 giugno

IL FONDO TULLIO DE MAURO

Il fondo Tullio De Mauro è il luogo dove sono custoditi libri, opuscoli, documenti di “letteratura grigia” relativi ai dialetti italiani e alle lingue di minoranza, dizionari dialettali, testi letterari, raccolte di filastrocche, proverbi, racconti e fiabe. Se ne prende cura la Rete italiana della culltura popolare di cui Chiara Saraceno è presidente e Antonio Damasco è direttore. Questo patrimonio è il frutto di 60 anni di ricerche di uno dei linguisti più importanti dei nostri tempi: una ricchezza messa a disposizione non solo per chi si occupa di ricerca, ma anche per quanti vogliono riflettere sul linguaggio e la comunicazione. Il Fondo Tullio De Mauro è stato ideato e realizzato con la Fondazione CRT ed uno spazio aperto a tutti, in cui potersi prendere il tempo per ascoltare e dialogare, per scegliere le parole in modo corretto, per costruire insieme un'antologia di parole buone per costruire relazioni.