Nasce il Dizionario che cura le parole

Previous Next

C’è il vocabolo verità, populismo, ma anche odio nel nuovo "Dizionario che cura le parole" che il Fondo Tullio De Mauro, con il sostegno dalla Fondazione Crt, ha voluto pubblicare per rendere omaggio a uno dei più grandi linguisti italiani, scomparso quasi due anni fa, il 5 gennaio del 2017. Il testo edito in collaborazione con la casa editrice SuiGeneris, è stato presentato questa mattina nella sede che ospita un migliaio di libri del professore relativi ai dialetti italiani e alle lingue di minoranza.

Durante l’incontro, moderato dal caporedattore del Tgr Piemonte, Tarcisio Mazzeo, la sociologa Chiara Saraceno e l’antropologo Antonio Damasco, hanno spiegato le ragioni dell’iniziativa, che prevede anche la distribuzione della pubblicazione nelle scuole dall’11 novembre. Al suo interno sono custodite le parole adottate e curate da scrittori come Igiaba Scego e Gianrico Carofiglio, da accademici come Francesco Remotti , Gian Enrico Rusconi e dalla stessa Saraceno, da giornalisti come Cinzia Sciuto. Vocaboli che sono stati interpretati in chiave attuale e soggettiva durante gli incontri ‘Il potere delle parole’ che si tengono dal 2018 in via dell’Arsenale.

Il vocabolario non è un testo finito, di volta in volta saranno aggiunte parole e continuerà a crescere e a mutare, proprio così come succede al linguaggio nel corso del tempo. Il 9 novembre, nel bel mezzo della 14esima edizione del Festival delle culture popolari voluto dalla Rete italiana di cultura popolare, si terrà poi un nuovo appuntamento de il ‘Il potere delle parole’. L’antropologo Marco Aime ragionerà insieme a Michela Paschetto di Emergency, sul senso della parola ‘cura’ e ‘comunità’, che sarà anche il tema di questa edizione del Festival delle culture popolari, che partirà il giorno prima con l’abbattimento di un muro di cartone e successivo flash mob di alcuni musicisti d’orchestra, in ricordo dell’anniversario della caduta del muro di Berlino.

“Vi è un filo che lega le parole raccolte in questa pubblicazione. – racconta Silvana Ferreri, moglie di Tullio De Mauro - Tutte, nessuna esclusa, esplicitamente o meno rinviano alla comunità che quelle parole usa e trasfigura per effetto del tempo e delle trasformazioni sociali, economiche e culturali. Le parole non giacciono morte o mummificate ma si riempiono di sensi per ogni parlante che le usa in produzione o le interpreta in ricezione, o ancora le presenta e ne discute al Fondo che porta il nome di Tullio, che di parole si è sempre occupato”. 

“È al lavoro di De Mauro che il nostro dizionario è totalmente debitore, non tanto al suo, fondamentale, dizionario, ma, appunto, alla sua attenzione per il linguaggio, per la sua ricchezza e varietà ed insieme per la sua contestualizzazione. Non a caso siamo partiti dal suo ultimo lavoro, quello sulle parole dell’odio, fatto per la Commissione Jo Cox, dove mostrava come anche parole apparentemente neutre, o addirittura benevole, a seconda del contesto comunicativo in cui sono inserite possano diventare spregiative, o incitare all’aggressività e all’odio. Più in generale, ci siamo ispirati proprio alla sua tesi che le parole hanno una forma e una struttura, occupano uno spazio linguistico e culturale e rivestono un ruolo sociale. E che l’educazione alla parola in tutte le sue potenzialità è indispensabile per fare passi avanti nella comprensione reciproca e nella comprensione del mondo”, spiega la sociologa Chiara Saraceno.
“Curare le parole significa occuparsi del bene della comunità e delle persone – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Ciò vale tanto più nella nostra epoca, in cui, come sosteneva l’indimenticato Professor De Mauro, assistiamo alla diffusione dell'analfabetismo funzionale, che prescinde dal livello di scolarizzazione e dalle classi sociali: il 70% degli italiani, infatti, non comprende ciò che legge e 5 milioni di persone hanno una completa incapacità di lettura”.

Cos’è il Fondo Tullio De Mauro. Il fondo è il luogo dove sono custoditi libri, opuscoli, documenti di “letteratura grigia” relativi ai dialetti italiani e alle lingue di minoranza, dizionari dialettali, testi letterari, raccolte di filastrocche, proverbi, racconti e fiabe. Se ne prende cura la Rete italiana della culltura popolare di cui Chiara Saraceno è presidente e Antonio Damasco è direttore. Questo patrimonio è il frutto di 60 anni di ricerche di uno dei linguisti più importanti dei nostri tempi : una ricchezza messa a disposizione non solo per chi si occupa di ricerca, ma anche per quanti vogliono riflettere sul linguaggio e la comunicazione. Il Fondo Tullio De Mauro è stato ideato e realizzato con la Fondazione CRT ed uno spazio aperto a tutti, in cui potersi prendere il tempo per ascoltare e dialogare, per scegliere le parole in modo corretto, per costruire insieme un'antologia di parole buone per costruire relazioni.