Osservatorio culturale Piemonte

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Presentato il Rapporto annuale dell'Osservatorio culturale del Piemonte: provato dalla crisi, il settore guarda verso un nuovo orizzonte. Stabile la fruizione culturale da parte del pubblico: in leggera crescita il cinema, costanti i musei, in calo la lettura e i libri. Il 14,6% dei piemontesi non ha preso parte ad alcune attività culturale, ma è una delle percentuali più basse d’Italia.


 

Potrebbe essere il crepuscolo di una nuova fase quella che emerge dalla relazione annuale dell’Osservatorio culturale del Piemonte, che ha presentato oggi La cultura in Piemonte nel 2016, un’istantanea dello stato di salute della cultura nel territorio regionale, basato sui dati statistici raccolti nel corso dell’anno.

L'Osservatorio Culturale del Piemonte nasce con un protocollo d’intesa che vede la partecipazione di Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Compagnia di San Paolo, AGIS Piemonte e Valle d’Aosta, IRES Piemonte, Camera di Commercio Industria e Artigianato di Torino, Fondazione Fitzcarraldo, e opera per restituire un quadro aggiornato e sistematico delle principali variabili del settore culturale.

Dal rapporto basato sui dati 2016 emerge una realtà culturale provata e resa fragile dalla lunga crisi che si è abbattuta sul sistema economico e ha colpito particolarmente il settore, che complessivamente conta 21.156 imprese attive (il 4,8% delle imprese registrate in Piemonte) con quasi 81.000 occupati e 5 miliardi di valore aggiunto. Dopo il periodo di buio, si colgono però gli spiragli positivi, tanto che rispetto al 2015 si registra un lieve aumento sia in termini di occupati (+1,5%) si di valore aggiunto (+1,9%).

A questa analisi fa eco quella della partecipazione del pubblico, che ha continuato a credere nel settore mantenendo di fatto stabile il dato. L’attività prediletta è il cinema: 1 residente su 2 ha visto almeno un film al cinema per un totale di 7,97 milioni di biglietti venduti e per 48,85 milioni di Euro incassati. Le previsioni per l’anno in corso sono meno confortanti (-7,7% di biglietti venduti e -8,9% di incassi al botteghino).

Segno più anche per i musei, che hanno registrato un incremento complessivo delle visite pari all’8,6% rispetto all’anno precedente, sostenuto anche dall’aumento di tessere Abbonamento Musei (destinato in particolar modo ai residenti), con quasi 10.000 nuovi utenti, e Torino+Piemonte card (pensata per i turisti), con oltre 48.000 tessere vendute. I mesi di visita preferiti sono aprile e maggio e le fiere di arte contemporanea sono tra le più visitate dell’anno. La tendenza si conferma positiva anche nel 2017, tanto che nel primo semestre sono stati registrati 2,8 milioni di ingressi nei musei del Sistema Museale Metropolitano.

Direzione opposta per la musica leggera, con -14,9% di pubblico e -35,5% di incassi. A compensare lo spettacolo dal vivo ci pensa il teatro, che segna un +20,5% sugli incassi a fronte di un aumento di biglietti venduti (+3,7%) su un totale di 8.444 spettacoli proposti.

Rimane centrale il ruolo delle biblioteche civiche, veri punti di snodo con un ruolo non solo culturale ma anche sociale, che contano a livello regionale 2,2 milioni di prestiti e 1,7 milioni di presenze (dato 2015).

A sostenere tutto questo, oltre agli incassi del settore, vi sono le risorse pubbliche destinate alla cultura, che nel 2015 ammontavano a poco meno di 245 milioni di Euro (-2% rispetto al 2014). Un valore che è tornato ai livelli di 20 anni e che, soprattutto negli ultimi 5 anni, è stato segnato da una significativa contrazione dei fondi in conto capitale, destinati a investimenti di medio e lungo termine. I maggiori finanziatori a livello regionale sono le amministrazioni comunali (45%) seguite dalle Fondazioni bancarie (26%), dalla Regione Piemonte (17%) e dallo Stato (11%).

Interessante il primo dato sull’Art Bonus, che mette in evidenza come il Piemonte sia la terza regione in Italia per erogazioni, ammontanti a 27,4 milioni di Euro.

Il dato che rimane più importante, tuttavia, è quello dell’astensionismo culturale: nel 2016 poco più di un piemontese su 10 non ha preso parte a un evento, non è andato al cinema, non ha letto giornali o libri. Un dato meno drammatico rispetto a quello di altri territori (la media nazionale è di 2 su 10) ma che comunque rappresenta un’importante spinta verso il coinvolgimento di tutta quella fascia di popolazione non ancora coinvolta nel sistema culturale.

A fianco dell’analisi quantitativa, l’Osservatorio propone un’analisi qualitativa, che affronta le dinamiche culturali del territorio a vent’anni di distanza, grazie al confronto con un’indagine simile realizzata nel 1994 in Piemonte; quasi un faccia a faccia tra due epoche distanti, basti pensare che solo nel 1995 la rete è uscita dai centri di ricerca e arrivata, gradualmente, alla maggior parte della popolazione.

Dal confronto tra le due fotografie emerge pienamente la straordinaria forza espressa dall’insieme degli attori culturali del territorio, che nell’arco di due decenni sono stati capaci di riposizionare la regione nella mappa della cultura nazionale e – soprattutto – internazionale, tanto che nel 2017 essere collocati a Torino e in Piemonte non è più ritenuta una posizione di svantaggio.

Il rapporto propone poi un focus sulle CCI, le industrie culturali e creative che si sono affermate sempre più nel corso degli ultimi dieci anni, da poco sono state regolamentate dal disegno di legge dell’On. Manzi. Quest’ultimo si focalizza sul carattere culturale dell’impresa e della sua missione, indipendentemente dalla forma societaria e dall’oggetto sociale. Per la loro natura, le imprese culturali e creative rappresentano uno dei modelli più interessanti e adatti per sperimentare le in nuove direzioni, verso una cultura più imprenditoriale.

Emerge infatti nel settore il bisogno di business model differenti rispetto al passato, talvolta non chiaramente definibili, che hanno come punto di premessa la ricerca di una nuova formula post-crisi e la rottura con il passato. Una nuova geografia culturale basata sulla trasversalità tra i settori, la capacità di interazione tra attori e con la Pubblica Amministrazione, l’utilizzo della sharing economy, la pratica della cultura in luoghi e ambiti diversi.

Un modello nuovo, che parte da presupposti diversi rispetto al periodo pre-crisi ed è in grado di affrontare la complessità del nuovo scenario di cui il Rapporto intravede le avvisaglie.

Il Rapporto costituisce un insieme di dati e informazioni messo a disposizione di Istituzioni, Enti e di tutti gli attori del panorama culturale.

Tutti i materiali sono scaricabili ai link presenti sul sito http://www.ocp.piemonte.it/

 


Anna Ferrino, Vicepresidente Fondazione CRT
La Fondazione CRT sostiene sia i grandi poli che sono il motore trainante della cultura, specie a Torino, sia i tanti piccoli presìdi che portano nuova, preziosa benzina all’offerta complessiva del Piemonte, fotografata dall’Osservatorio culturale. La nuova ‘start up’ culturale delle OGR, che per la Fondazione CRT ha rappresentato la sfida e l’investimento più straordinari dei suoi primi 25 anni di storia, è una sorta di ‘anello di congiunzione’ tra tutte queste molteplici realtà: funzionando da cassa di risonanza per il variegato tessuto di soggetti che operano con successo in questo ambito, le OGR creano un ecosistema favorevole alla crescita del capitale culturale del territorio, aprendolo a nuove relazioni con le eccellenze internazionali.

 

Antonella Parigi, Assessora Cultura e Turismo Regione Piemonte

La cultura sta vivendo una fase di profonda trasformazione, destinata a ridefinirne sia le forme organizzative, come dimostra il ruolo crescente dell’impresa culturale e delle industrie creative, sia la funzione all’interno del welfare. Un processo all’interno del quale siamo chiamati, in quanto ente pubblico, ad avere una visione d’insieme sullo sviluppo del settore e strumenti capaci di attuare politiche efficaci: un orientamento che abbiamo fatto nostro nel nuovo testo unico per la cultura, che fa seguito al lavoro svolto negli Stati generali e che è ora all'esame del Consiglio regionale.

 

Francesca Leon, Assessora alla Cultura Città di Torino

Considero fondamentale l’osservazione dei dati nella progettazione di strategie culturali:la verifica dei risultati aiuta a determinare le scelte e lo sviluppo a partire dai fallimenti, dai cambiamenti di scenario e delle abitudini di consumo che, come nel momento in cui siamo, possono spingere verso l'innovazione e la messa in campo di politiche diverse. I dati nella nostra regione dicono che siamo di fronte ad un cauto aumento della domanda e dei consumi culturali:nel 2016 si rileva un + 2% nella partecipazione agli spettacoli cinematografici, un aumento del 13% dell’affluenza ai musei con il +3% degli arrivi turistici in regione. Decidere in base ai dati di occuparsi della domanda di Cultura vuol dire occuparsi dei bisogni delle persone, non considerare il pubblico come entrata finanziaria ma creare percorsi,spingere verso nuovi modelli industriali e includere nella progettazione operatori capaci di innovare produzione e distribuzione con lo sguardo a settori diversi.

Piero Gastaldo, Segretario Generale della Compagnia di San Paolo.
L’Osservatorio Culturale è una risorsa importante per il Piemonte anche oltre il suo ruolo di produttore di dati e conoscenze a disposizione di tutti gli operatori. Esso costituisce inoltre un corpo intermedio: un tavolo pubblico-privato di confronto e di condivisione con gli attori strategici del mondo culturale piemontese, cui la Compagnia di San Paolo partecipa in modo attivo, anche per lavorare alla costruzione di agende comuni sui fenomeni, i bisogni e le tendenze che vengono registrate.

Giancarlo Banchieri, Componente della Giunta della Camera di commercio di Torino
Il ruolo della Camera di commercio in questo ambito è sempre stato quello di osservatorio economico, per fornire a tutta la comunità numeri, cifre e dati legati al mondo dell’impresa culturale e creativa, che spesso per la sua trasversalità ed eterogeneità risulta essere di difficile quantificazione e misurazione. Ora grandi potenzialità emergono dalla cultura e della creatività ispirata alla sostenibilità e al social design, in forte espansione per energie dedicate, numero d’iniziative e di progetti avviati, sia nel contesto nazionale, ma
soprattutto, in quello locale. Difendere e sostenere queste storie locali ci aiuta a dare maggiore credibilità alle nostre imprese innovative e ci aiuta a sostenere la loro capacità, non solo di adeguarsi alle nuove sfide tecnologiche, ma anzi di esserne anticipatrici.

Graziano Melano, Vice Presidente AGIS Piemonte e Valle d’Aosta
I positivi dati di incremento del consumo culturale si rilevano anche nel settore dello spettacolo teatrale. In attesa dell'approvazione della legge nazionale e della presentazione di quella regionale, si sottolinea la necessità di agevolazioni per il credito alle imprese e di sostegni per la promozione e per la circuitazione della produzione "made" in Piemonte.

Marco Sisti, Direttore IRES Piemonte
La società piemontese è in trasformazione ormai da diversi anni. Uno dei cambiamenti più profondi riguarda il processo accelerato di innovazione tecnologica, che sta mutando radicalmente il modo in cui produciamo e consumiamo beni e servizi. Il mondo della cultura non fa eccezione. L'estrema diffusione delle nuove tecnologie - in particolare di quelle digitali - offre opportunità di sviluppo prima impensabili per chi opera in campo culturale. Saremo in grado di sfruttarle appieno? Questa è la sfida che dobbiamo affrontare.

Luca Dal Pozzolo, Direttore OCP – Osservatorio Culturale del Piemonte
Il tema di fondo sul quale si articola la relazione di OCP è un confronto con vent’anni fa, per proporre un momento di riflessione sul percorso compiuto, che ha rimesso al centro dell’attenzione la cultura e ha portato il Piemonte e Torino a conquistarsi una nuova centralità nelle geografie culturali internazionali. Dopo le difficoltà della crisi, nuove modalità d’azione e nuovi modelli d’impresa sono necessari per poter affrontare gli scenari futuri con una progettualità di lungo periodo, che richiede necessariamente visioni
condivise. Scoprire nei sintomi e nelle pratiche delle imprese culturali attuali le potenzialità per il futuro, alla luce delle traiettorie storiche, è un contributo di conoscenza indispensabile per meglio orientare, azioni, programmi e politiche mirate ad aprire e a dare impulso a una nuova fase.